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il volo della farfalla
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Foto di Vincenzo De Liguori
Era una strada che affondava nell'orizzonte. La percorrevo a piedi, lentamente, come se fosse stato un oceano di tempo e spazio che fondevano in un unico punto. La mente vuota. L'anima piena.  L'importante non era arrivare, ma andare.

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Foto di Anna Maria Padula

Capodanno 2012 - il mio augurio alla mia città

Mia bella, vecchia Taranto,
sei cara come un'amica senza tempo o come una nonna dal viso buono che si è lasciata un po' andare con gli anni. 
Vorrei che tutti ti vedessero non per quella che sei diventata, ma per quella che potresti essere. 
Vorrei che tutti i tarantini si innamorassero di te e non ti criticassero più come troppo spesso fanno. 
Vorrei che le tante associazioni culturali che la scorsa estate hanno dimostrato grandi capacità di aggregarsi e organizzare spettacoli ed eventi culturali, continuassero ad incontrarsi e a invadere le strade della città vecchia per crescere insieme, magari unendosi agli universitari che da qualche mese sono il tuo nuovo vero sorriso. 
Vorrei un'idea vincente che ti riscatti agli occhi del mondo e che faccia in modo che tutti conoscano le tue coste, i tuoi mari, i tuoi tramonti, gli sguardi che ti attraversano, le anime che custodisci, la storia che trasudi, gli strati che ricopri. 
Sei bella e sfortunata, madre di figli che ti danno scontata e persa, che t'amano e t'odiano senza avere coscienza che amore e odio si equivalgono per forza e potenza. 
Ogni rinascita è possibile solo dall'interno. 
Vorrei che uno tzunami di entusiasmo azzerasse incertezze, paure, critiche, rinunce per far finalmente brillare un senso diffuso di positività che faccia dire ad ognuno, con orgoglio: 
“Taranto è la mia città...venitela a vedere”.


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E riecheggiava intorno una melodia che non era stata spazzata via né dal dolore del distacco, né dall'indifferenza. Quelle note, marchiate a fuoco, non sarebbero state cancellate mai più.

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V
olo e sorvolo sulle cose e le persone per aggrapparmi agli affetti che mi scorrono nelle vene.


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Taceva, affondando il viso nel tessuto morbido e teso. 
Un odore dolciastro, insinuante, la scosse. Decise che si sarebbe liberata da quei pensieri appiccicosi che le legavano l'anima.



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I
suoi voli erano diventati bolle ferme. Le sue ali si muovevano a mulinello rimanendo ancorate in un unico luogo a pelo di palude dove, opaco, riverberava ancora qualcosa di tanto bello da non essere stato nemmeno vissuto se non nel desiderio, nella negazione, nella mancanza.


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Q
uando lo specchio riflette una figura diversa dalla tua immagine mentale, quando riesci a mettere in fuga anche la nostalgia, quando perfino i colori dell'anima appaiono sfocati, è tempo di scivolare nel buio, nell'oblio.


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Forme, colori, contorni vorticano, sfumano, si dileguano lasciandomi un senso di nausea. Vacillo. Cerco a tentoni un appiglio che non trovo. Precipito in un vuoto assoluto.

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Avverto un'indefinibile sensazione di assenza, una sorta di mancanza di partecipazione nei confronti di ciò che mi circonda. Mi guardo intorno e sembra che tutto mi scivoli via, incapace di attirare la mia attenzione.  Attraverso il mondo come se fosse trasparente. Oggetti e individui sfilano, estranei, senza lasciar traccia. Svogliata, tento un moto volontario di azione per riappropriarmi delle consuete percezioni. Un accenno di senso balugina, ondeggia, tenta di fermarsi, invano. Scompare. Ed io sprofondo sfinita dal circostante nulla.

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T
rasformo la mia curiosità per la vita nella voglia di raccontarla...


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...all'aria aperta, al sole, un passo dopo l'altro, un piede dopo l'altro, come quando, da bambini, eravamo attenti a centrare i mattoni che delimitavano i marciapiedi all'interno delle due righe divisorie...
oggi non c'erano righe da evitare, ma i nostri piedi avanzavano comunque uno dietro l'altro come a seguire un filo invisibile...funamboli in città vecchia, invisibili agli occhi dei pochi che ancora circolavano per le strade...



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Era ancora solo l'ombra di se stessa... 
una crisalide incapsulata in un bozzolo che stentava a rompersi...


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